Capodanno a Colonia, mio commento all’articolo di Elvira Serra pubblicato sul settimanale “F”

 

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Ancora sui fattacci accaduti a Colonia il giorno di Capodanno.

Questa volta voglio partire da una considerazione di carattere generale. Per chi si riconosce in una determinata cultura la mattanza di migranti/profughi/immigrati/extracomunitari o come li si preferisce chiamare, rappresenta un fallimento su tutti i livelli. Le nostre responsabilità di politici – che hanno il potere di intervenire e poco hanno fatto finora – e di semplici cittadini/e che vedono, sanno e poco/nulla fanno, sono laceranti. Il nostro atteggiamento è simile a quello che ebbero i/le cittadini/e tedeschi/e quando all’improvviso i lager vennero aperti: una tragedia si era consumata per anni a pochi metri, a pochi chilometri dalle loro abitazioni e loro non si erano accorti di nulla, oppure qualcosa avevano intuito, epperò…. Noi invece sappiamo e lasciamo che questi sventurati continuino a naufragare e ad annegare. Certo, il problema è immenso e la soluzione non facile, ma rimettendo l’intera questione al comune buon senso, sarebbe necessario aprire le frontiere e accogliere tutti quelli che arrivano, punto. Questo, se ci si riconosce in una determinata cultura, in una determinata civiltà, che non è né cristiana, né musulmana, né ebraica, né politeista, ma semplicemente umana: vedo all’orizzonte un barcone, lo accolgo senza controllare la carta d’identità di nessuno, accolgo tutti e tutti soccorro. E’ proprio una questione di buon senso: se una persona in fin di vita bussa alla tua porta, tu che fai, non le apri?

Purtroppo, per tutta una serie di motivazioni, questo non è possibile, è necessario fare i conti con tutta una serie di compromessi, tuttavia ci si auspicherebbe che per lo meno, quando si prendono determinate decisioni, poi le si perseguano fino in fondo. E’ successo che la purezza di un bambino (i/le bambini/e sono tutti/e pure/e e innocenti) ha sconvolto la nostra coscienza asfittica, cianotica, che all’improvviso ha provato un brivido, un sussulto, in conseguenza del quale una politica come la Merkel, rotto ogni indugio, ha decretato che era necessario accogliere a braccia aperte queste persone e l’effetto domino ha fatto sì che anche Italia, Francia e Gran Bretagna si muovessero su analoghi binari. Ma si sa, le belle notizie hanno breve durata e all’improvviso abbiamo scoperto che migliaia di migranti erano giunti da noi pronti a stuprare le “nostre” donne, sicché improvviso dietro front: “Chi non sa rispettarci non può venire qui”, il titolo di un altro articolo che mi accingo a commentare.

L’articolo in questione, scritto dalla signora Elvira Serra, è stato pubblicato sul settimanale “F” n.3 del 20/01/2016 a pag.16. Dopo una breve descrizione di quello che è avvenuto il giorno di Capodanno a Colonia – e io ancora insisto con il dire che non ho ancora capito ciò che è realmente accaduto – segue una considerazione generale: “E’ stata la notte nera di Colonia, ma è la notte nera dell’Europa intera” e, aggiungo io, di metafora in metafora, se lo stupro di Capodanno rappresenta la notte nera dell’Europa, la mattanza degli immigrati rappresenta il giorno e la notte neri dell’intero globo terracqueo, dopo di che l’analisi: l’integrazione ha fallito, la nostra accoglienza comincia a presentare il conto, è necessario salvaguardare il nostro senso di civiltà. E’ giusto riconoscere alla signora Serra il fatto che non cita mai le parole “islamico” e “musulmano” – anche se poi, sullo stesso giornale, a pag.38, l’articolo in cui si dimostra che gli arabi odiano le donne comincia con la frase: “Le molestie sessuali di un gruppo di nordafricani contro decine di donne a Colonia durante Capodanno”, in un vergognoso teorema: cultura islamica e stupri sono correlati. Perché mi accaloro tanto di fronte a questa idiozia? Alcuni anni fa lessi su “La Stampa” un articolo in cui si narrava che alcuni “Yankees”, durante la guerra in Iraq, erano piombati in una casa, avevano stuprato le donne, dopo di che avevano ammazzato loro e le persone che avevano visto affinché nessuno potesse testimoniare ciò che era avvenuto. Di che cosa si era trattato, di atrocità perpetrate da balordi delinquenti o del risultato della propria educazione cattolica? Perché il punto è questo: quando un nordafricano stupra si titola “Musulmano stupra una donna”, quando i cosiddetti Occidentali sganciano le loro bombe mortifere non si titola mai “Operazione Volpe del deserto, bombe cattoliche colpiscono Baghdad”. Quando un terrorista dell’ “Isis” massacra inermi cittadini francesi si titola giustamente “Orrore a Parigi”, quando un esercito occidentale bombarda per 23 giorni una nazione inerme ci si guarda bene dal titolare “Orrore in Palestina” (neanche la morte di un numero che va da 200 a 300 persone il primo giorno di “guerra” è stato sufficiente a guadagnare un titolo di quel tipo, forse o erano troppo pochi o erano persone appartenenti ad un popolo la cui morte non provoca orrore).

La signora Serra termina il suo articolo in questo modo: “La notte nera di Colonia rischia di diventare la notte nera della nostra umanità, dello slancio con cui abbiamo accolto chi fuggiva da una guerra perché era ed è giusto così. Ma c’è un limite all’accoglienza ed è il rispetto. Chi arriva nei nostri Paesi deve rispettarne il senso di civiltà, lo stesso che ci porta ad aiutarli”.

La notte nera dell’intera umanità ha avuto inizio quando il primo migrante è morto annegato in mare mentre cercava disperatamente di salvarsi ed ha trovato una porta chiusa che l’ha respinto. Il rispetto è il limite all’accoglienza, e di questo sono bene al corrente le centinaia di migliaia di migranti adulti maschi che quotidianamente partono nella speranza di ricominciare una nuova vita. I migranti che arrivano, sputano, vomitano, pisciano e stuprano sono balordi che con l’Islam, con la cultura della terra da cui provengono non hanno niente a che fare e, guarda caso, sono identici ai non profughi che, essendo Italiani da sempre, si comportano nella stessa identica maniera, con l’unica differenza che, al contrario di quanto accade per i migranti, noi, questi signori italiani da generazioni, non possiamo né rimpatriarli (per il semplice motivo che sono italiani) né ostracizzarli (quale paese sarebbe così idiota da accogliere i balordi di casa nostra)?

La foto del piccolo Alan Kurdi è stata tratta dal sito di “Wikipedia”:

https://en.wikipedia.org/wiki/Death_of_Alan_Kurdi

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