Critica ad un commento della mia amica Barbara Togni sul cosiddetto “utero in affitto”

Caso Vendola

Personalmente sono assolutamente contraria che per fare un figlio si ricorra all’utero in affitto siano essi genitori etero che gay. Ritengo che l’utero in affitto sia immorale e dequalificante per la donna che viene usata come un oggetto qualsiasi, come un’incubatrice, e ancora più immorale il fatto che queste donne incubatrici siamo spesso in stato di povertà e venga sfruttata la loro condizione sociale x un egoismo personale. Sì, perché penso che chi ricorre all’utero in affitto x avere un figlio Suo anziché adottarne uno che sfortunatamente non ha i genitori e sta soffrendo x questo sia solo ed esclusivamente EGOISMO. Approvo invece l’adozione anche x coppie gay xché penso che sia meglio vivere con due mamme o due papà che ti ricoprono di amore piuttosto che vivere in un orfanotrofio.

Ecco, questo è il mio pensiero.

Barbara Togni

Questo breve pensiero di una mia amica, Barbara Togni, è una buona occasione per dare un mio giudizio su questa vicenda.

Come premessa mi verrebbe da dire che la nascita di ogni figlio “voluto” sia un atto di egoismo, infatti nessun bambino chiede di essere messo al mondo, e quindi il fatto che ad un certo punto della nostra vita decidiamo di diventare “mamma” o “papà” è un atto che scegliamo senza chiedere pareri a nessuno, ma mi rendo conto che l’egoismo di cui parla Barbara sia di ben altra natura.

eschilo-meridiani

Dal momento che la mia etica è pagana, e non giudeo-cristiana, dovrei sottoscrivere quanto dice la mia amica su questo argomento, tuttavia non posso non fare de’ distinguo. Nel “Prometeo incatenato” Prometeo dice alla corifea: “Più debole del Fato è troppo l’arte” e nell’ “Antigone” di Sofocle il coro dice: “Sino di là dal canuto mare, col tempestoso Noto, procede l’uomo, valica l’estuare dei flutti, e il mugghio; e la più antica degli Dei, l’immortale Terra, l’infaticata, col giro spossa, anno per anno, degli aratri, col travaglio d’equina prole” e il professor Umberto Galimberti ci spiega che la terra si ricompone dopo il passaggio dell’aratro e il mare si ricompone dopo che una nave è passata per indicare che l’attività umana non può incidere sulla Natura che si rivela più forte della tecnica.

sofocle

Da quando la tecnica – nella nostra epoca attuale, appunto – ha preso il sopravvento le cose sono cambiate e l’essere umano è in grado di fare quello che vuole. Quindi, considerare “immorale” o “dequalificante” qualcosa non ha senso perché ciò che può essere immorale per me può non esserlo per un altro. Nell’ambito della  cultura in cui stiamo vivendo la ricerca di paternità o di maternità ad ogni costo, anche sfidando le leggi della Natura, non è immorale perché ogni individuo fa del proprio corpo quello che meglio crede, e se una donna ritiene opportuno affittare il proprio utero, io non posso proprio farci niente, l’utero è suo e ne fa ciò che meglio crede. Piuttosto, l’unico giudizio che mi sento di dare è di “tristezza”, perché ritengo triste che una donna, dopo aver convissuto con la propria creatura per nove mesi, ad un certo punto debba separarsene, ma questo ha più a che fare con la mia sensibilità che con un assioma universale che giudica “immorale” questa pratica. Alla tecnica non può esserci limite e noi non possiamo farci proprio niente. Verrà il tempo in cui l’essere umano giungerà all’immortalità, ma io, a quel tempo, fortunatamente, non ci sarò più. Da brava creatura pagana inscritta nel ciclo naturale nascita-crescita-invecchiamento-morte.

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