Commento critico a “Il crocefisso in municipio” di Lorenzo Mondo

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Nella sua rubrica “Pane al pane”, pubblicata sul quotidiano “La Stampa” del 02/VIII/2015, il giornalista Lorenzo Mondo, nell’articolo dal titolo “Il crocefisso in municipio”, narra una vicenda che mi era sfuggita: due consiglieri leghisti del comune di Torino hanno sottratto un “tappetino della preghiera” che si trovava nella sala de’ matrimoni in cui gli imprenditori e investitori musulmani giunti in città per trattare di moda avrebbero potuto pregare. Il giornalista stigmatizza il gesto de’ consiglieri leghisti giudicandolo una sciocchezza ed una inutile provocazione, anche se poi aggiunge che

“appare esagerata l’apertura di una inchiesta della procura a carico dei responsabili per violenza privata, con l’aggravante della discriminazione religiosa e razziale”.

Probabilmente ha ragione, questa inchiesta forse è esagerata, però nel frattempo i consiglieri leghisti hanno raggiunto il loro scopo ed hanno impedito la “preghiera sacrilega” in un luogo laico. Successivamente narra un’altra vicenda, quella che vede protagonista un certo Silvio Viale, vice capogruppo del PD, che è scattato

“invocando per ritorsione che venga rimosso il crocifisso dalla Sala Rossa del Comune”.

Ovviamente il giornalista ha giudicato questa iniziativa “inconcepibile” e “incongrua”, e così ha continuato:

“E’ una sua vecchia fissazione (….) respinta dal sindaco Fassino, a protezione di quello che “è un simbolo dell’Italia cattolica”

e infine ha giudicato l’eventuale rimozione del crocefisso

“intempestiva, e affetta da cinismo, in tempi che vedono i seguaci di Gesù torturati e massacrati in tante parti del mondo”.

Quindi il signor Viale sarebbe cinico perché vuole togliere il crocefisso in tempi in cui i Cristiani vengono perseguitati in varie parti del mondo. E se questi massacri non avvenissero, la proposta del signor Viale continuerebbe ad essere cinica? E magari si potrebbe togliere anche il crocefisso? E se il tappetino per la preghiera musulmana fosse stato tolto nello stesso periodo in cui i Cristiani massacravano i Musulmani di Sabra e Chatila o quelli di Srebrenica, il gesto de’ consiglieri leghisti sarebbe stato anche “cinico” oltre che “sciocco e provocatorio”? Che cosa c’entra la rimozione del crocefisso da un luogo laico con i massacri de’ Cristiani in alcuni paesi del mondo? Mica si vogliono togliere i crocefissi dalle chiese o dalle aule delle scuole cattoliche! Ma il Mondo così continua:

“Si tratta d’altronde di un simbolo che, oltre a essere inoffensivo, dovrebbe apparire tonificante anche per i cosiddetti laici”.

Mi dispiace per il signor Mondo, ma questo simbolo non appare affatto “tonificante” per noi laici/che. O almeno per me. Questo simbolo è stato imposto con la violenza, la prevaricazione e la prepotenza, e ha distrutto tutti i simboli che lo precedevano. Sicuramente la croce in sé non è né buona né cattiva, né violenta né pacifista, ma è l’uso che se ne è fatto durante i secoli e che se ne fa tuttora ad essere bestiale, da quando un Gesù particolarmente battagliero e violento apparve in sogno a Costantino, gli disse: “In hoc signo vinces”, e l’imperatore fece disegnare il monogramma di Cristo sul labaro. Si chieda agli Ebrei che furono fatti a pezzi dai crociati, si chieda alle streghe che venivano trascinate in luoghi in cui abbondava il simbolo della croce e in cui venivano torturate e massacrate, si chieda a loro un giudizio su questo simbolo di “pace”.

Continua lo scrittore:

“La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo”.

E chi dice che l’ha cambiato in meglio? Si è sempre detto che la venuta di Gesù abbia eliminato la schiavitù e abbia creato una società di uguali, forse che la tratta atlantica degli schiavi africani avvenuta fra il XVI e il XIX secolo fosse stata opera di negrieri adoratori del Dio Apollo o della Dea Iside, non certo cristiani? Questo per dimostrare che un simbolo non è sufficiente per risolvere tutti i problemi e che la schiavitù, con altri nomi, e sotto altre forme, è continuata durante i secoli (chi ricorda la “servitù della gleba”? Ma guai a fare paragoni con la “schiavitù”!) e continua ancora oggi (quando per esempio si cerca d’impedire l’uguaglianza, quella che avrebbe portato Gesù, estendendo determinati diritti ad alcune categorie, come quella GLBT (gay, lesbica, bisex, trans), per esempio.

Ancora lo scrittore Lorenzo Mondo:

“Da quel crocefisso arriva – tra arte e letteratura – quello che più conta a definire l’immagine del nostro paese, a nutrire il superstite orgoglio di essere Italiani”.

Spiacente, ma questo simbolo non definisce affatto l’immagine del paese in cui vivo. Francamente trovo piuttosto azzardato provare orgoglio per il fatto di appartenere a Vaticalia, questo bel paese in cui vivo, comunque, per quel che mi riguarda, il crocefisso non ha alcun valore, se non quello della prevaricazione. Infatti, furono proprio i preti a chiedere all’imperatore romano di turno di togliere l’Altare della Vittoria dal Senato. Quello fra il senatore pagano Simmaco e il vescovo di Milano Ambrogio fu uno scontro di potere che purtroppo il vescovo riuscì a vincere, e in questa maniera ad imporre la sua verità “assoluta”.

In realtà il crocefisso non offende nessuno. Molto semplicemente si chiede che venga messo nei luoghi opportuni, come nelle chiese per esempio. Che senso ha mettere un crocefisso in un tribunale o in una scuola pubblica? Sembra quasi il tentativo di ricordare disperatamente che “siamo” un popolo cristiano dal momento che ormai non lo sa più nessuno. Questo simbolo aveva un grande valore durante il Medioevo, non certo oggi. Oggi avrebbe più senso mettere un cellulare al posto del crocefisso, ci qualificherebbe senz’altro di più.

Infine il signor Mondo parla del crocefisso come di

“un segno di identità che non ha uguali, tanto più importante contro le insane derive della globalizzazione”.

Incredibile! Combattere la globalizzazione con un oggetto che ha inaugurato il concetto di globalizzazione 2000 anni fa. Incredibile davvero! Laddove c’erano mille religioni diverse in tutto il mondo si è tentata la prima globalizzazione con cui si è cercato di imporre un solo simbolo: la croce. Appunto!

L’immagine pubblicata all’inizio dell’articolo è il logo del doppio album del gruppo punk “Crass” dal titolo “Christ the album”.

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