Follonica: un supermercato, due rom e due geniacci di “casa nostra”

lidl

Giovedì 16 Febbraio due donne rom, sorprese a frugare nei cassonetti siti in una zona non aperta al pubblico del supermercato “Lidl” di Follonica, in provincia di Grosseto, sono state chiuse da due dipendenti del supermercato con l’ausilio di un muletto. Mentre una delle due donne gridava spaventata, uno de’ dipendenti diceva che “Non si può entrare nell’angolo rotture del Lidl”, mentre l’altro affermava più volte di averle “chiuse in gabbia”. Il tutto è stato girato con un cellulare in un piccolo filmato di alcuni secondi che mostra il volto delle sventurate dentro quella che si è trasformata in una “gabbia”, mentre la colonna sonora è costituita dalle grida di una delle due donne, le risate di questi due baldi eroi e le loro frasi testé citate.

Al di là di ogni considerazione, penso che siamo ormai arrivati ad un punto di non ritorno, il mio pessimismo ha ormai raggiunto il climax, mi chiedo quali cose peggiori possano ancora accadere, perché, leggendo i commenti che tante persone hanno scritto nei vari “Social network” dopo aver visto questo video, e dopo averne sentiti altri alla trasmissione radiofonica “la zanzara” della “premiata” ditta “Cruciani & Parenzo”, siamo costretti/e a riconoscere quella che ormai è una realtà, e cioè che se queste persone vedessero un/una rom crepare in mezzo alla strada, non solo non muoverebbero un dito per aiutarlo/a, ma non proverebbero il minimo brivido di fronte alla visione di un avvenimento che dovrebbe quantomeno turbare la coscienza di chiunque. Ricordo una mia antichissima conversazione con un mio vecchio amico tanti anni fa. Ex anarchico, passato completamente all’estrema destra, si parlava di nazismo, e quando cercai di farlo ragionare presentandogli la problematica legata alla questione degli ebrei, mi rispose che inizialmente in nazismo non ce l’aveva con gli ebrei onesti cittadini tedeschi, ma con quegli straccioni che, seduti sul marciapiede, chiedevano l’elemosina, proprio come fanno “gli zingari”. Questo suo disperato tentativo di difesa mi è tornato in mente quando vidi tempo fa su “You Tube” la penosa conversazione (come se fosse possibile conversare con un leghista) fra l’attivista politica rom Djana Pavlovic e il leghista Bonanno, il quale inizialmente disse di avercela solo con gli zingari che delinquono e che si comportano male per poi terminare dicendo che gli zingari sono “la feccia dell’umanità” senza alcun tipo di distinzione e compresa la signora Pavlovic, colpevole solo di avere accettato di confrontarsi con una bestia travestita da essere umano.

Detto questo, entriamo pure nel merito della questione. Le due donne sono state sorprese a frugare (si badi bene, a frugare fra i rifiuti, cioè fra ciò che è in procinto di essere buttato via) e non a rubare. C’è una bella differenza. Ricordo ancora quando, adolescente, andavo a “frugare” nel container della “Coop” vicino a casa mia alla ricerca delle scatole più adatte per conservare i miei libri, scavalcavo il muretto, entravo nel container e mi mettevo a selezionare le scatole in base alle dimensioni e alla consistenza del cartone. Riconosco ora che probabilmente avrei fatto meglio a chiedere gentilmente il permesso ad un commesso del supermercato, ma mi è sempre andata bene, e posso assicurare di non essere stata l’unica persona ad avere avuto questo comportamento, ricordo infatti che tutte le volte che nel vicinato qualcuno aveva bisogno di traslocare si dirigeva in direzione del container della “Coop” e tornava a casa con la macchina piena di scatole. Per la cronaca, l’entrata di quel container è ormai bloccata da tempo. Inoltre aggiungo anche che, in attesa che la raccolta “porta a porta” venga estesa all’intera città, in alcuni quartieri è ancora possibile trovare i grossi e ingombranti contenitori della spazzatura e di tanto in tanto mi capita di vedere qualche persona che “fruga” alla ricerca di qualcosa, ricordo che ai “bei” tempi andati mi fu detto che cercavano qualcosa da dare da mangiare ai conigli. Non penso sia venuto in mente a nessuno di chiamare il 113 e di fare arrestare quelle persone, ma un tempo il buon senso esisteva ancora. I miei esempi potrebbero continuare: una volta una mia amica, Chiara, mi chiese di caricare nella mia macchina un mobiletto che era stato messo accanto ad un cassonetto affinché venisse portato in una discarica, un mobiletto grazioso ma piuttosto malandato che voleva provare a restaurare, inoltre, ultimamente nei supermercati c’è una zona dedicata ai prodotti vicini alla data di scadenza e che quindi costano meno, ebbene, che male c’è a prendere prodotti che sono destinati all’inceneritore? In base a queste considerazioni trovo non solo pericoloso quanto ha affermato la sindaca di Cascina Susanna Ceccardi, ma addirittura privo di ogni fondamento: «Solidarietà ai lavoratori della Lidl di Follonica che, stufi dei numerosi furti da parte dei rom nel supermercato, hanno catturato una ladra per assicurarla alla giustizia. Stanno subendo una persecuzione inaccettabile, addirittura rischiano il posto di lavoro […] Non possiamo più resistere in uno Stato che obbliga le persone a farsi giustizia da soli a causa dei continui tagli al comparto sicurezza e poi li condanna quando lo fanno, lasciando nella più assoluta impunità i veri criminali. Io sto con chi si difende!». Si rimane veramente senza parole di fronte a tali dichiarazioni, si grida “al ladro” a chi ladro non è e non si spende nemmeno una parola sul comportamento de’ baldi eroi che fra l’altro, leggo sul giornale, hanno ben 25 e 35 anni (io inizialmente avevo pensato ad una bravata di due ragazzini). Anzi, la solerte sindaca teme addirittura per la loro sorte dal momento che “rischiano il posto di lavoro”. Io personalmente non penso che le punizioni possano servire a qualcosa e francamente mi auguro che questi due geniacci non vengano licenziati, tuttavia mi piacerebbe che venissero assunti uno o due rom con i quali quei due signori potrebbero lavorare in modo da far capire loro che anche i rom, esattamente come gli Italiani sono – sorpresa! – esseri umani, proprio come noi appartenenti alla gloriosa stirpe italica!, e, come noi, vanno a lavorare, portano i propri figli a scuola e si comportano come onesti cittadini, un po’ come dovremmo fare pure tutti quanti noi italici.

Ho tratto le notizie di cui parlo dagli articoli del sito di “Repubblica” e del “Corriere della Sera” raggiungibili tramite i seguenti link:

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/17_febbraio_23/follonica-due-rom-chiuse-gabbia-dipendenti-un-supermarket-video-diventa-caso-4b882bd4-f9f9-11e6-978e-4d426519ea03.shtml

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/17_febbraio_23/follonica-due-rom-chiuse-gabbia-dipendenti-un-supermarket-video-diventa-caso-4b882bd4-f9f9-11e6-978e-4d426519ea03.shtml

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/02/23/news/follonica_rinchiudono_due_nomadi_nel_gabbiotto_dei_rifiuti_e_pubblicano_il_video_su_fb-159054683/?ref=HREC1-7

L’immagine dell’articolo è uno “screen shot” tratto dal video che si può vedere al seguente link:

https: //www.youtube.com/watch?v=2EtTQXYsnzc

Lo squallido epilogo di una squallida storia

via Idro

Ieri ho ricevuto dalla piattaforma di petizioni “Change.org” il seguente comunicato:

La vicenda delle persone che vivono in via Idro finisce in maniera triste.

Dopo la decisione del consiglio di stato del 2 Marzo, che ha considerato infondate le ragioni de’ residenti che avevano chiesto di fermare lo sgombero, l’assessore alla Sicurezza e Coesione sociale di Milano Marco Granelli ha deciso di accelerare lo sfratto delle famiglie Rom alle quali era stata proposta la provvisoria soluzione nei centri per l’emergenza sociale e nel centro di autonomia abitativa, senza alcuna garanzia per il loro futuro. Questo sradicamento dalle loro case e dalle loro vite riguarda un centinaio di persone, di cui la metà sono bambini!

In sette mesi (dal 17 Agosto 2015, data di approvazione della risoluzione del consiglio comunale che ha deciso lo sgombero di questo campo Rom), il municipio di Milano non è stato capace di fare proposte opportune, tanto meno aprire un dialogo con la maggior parte delle famiglie per migliorare le soluzioni di condizioni abitative e la stabilità delle loro vite.

Così domani inizierà lo sgombero: coloro i quali sono d’accordo saranno trasferiti nei centri provvisori, coloro i quali rifiuteranno saranno semplicemente messi sulla strada, perdendo tutto ciò che hanno costruito insieme in 25 anni.

Ripetiamo che non c’è alcuna emergenza che giustifichi il trattamento che viola il diritto ad una vita dignitosa per queste famiglie Rom. Le loro vite dipendono dal vincitore delle elezioni imminenti a Milano.

In Maggio ci saranno le elezioni locali, e noi crediamo che la scelta del municipio di chiudere questo campo in questo modo è solo una parte della campagna elettorale. In ogni caso, c’impegniamo a monitorare, seguire e rendere pubblico il futuro di tutte queste famiglie.

Il 17 Agosto 2015 è stata approvata a Palazzo Marino la delibera sulla chiusura del campo nomadi di via Idro, presente dal 1989. In via Idro vivono 25 nuclei familiari autorizzati, per un totale di 97 persone, fra cui 41 minori. Nel Novembre del 2015 alcune famiglie avevano accettato di spostarsi mentre cinque avevano rifiutato e quindi avevano presentato un ricorso. In Dicembre il Tribunale Amministrativo Regionale aveva rigettato la richiesta di sospendere la procedura di sgombero. Agli inizi di Gennaio 2016 è giunta al sindaco di Milano Giuliano Pisapia una petizione particolare, firmata dai 23 alunni della scuola elementare “Russo-Pimentel”, il cui incipit era il seguente: «Elyson è una nostra compagna che vive nel campo di via Idro. Là ha la sua casa, i suoi cagnolini, Nebbia e Fiocco, e un grande pino che il suo nonno aveva piantato quando si erano stabiliti lì, più di 25 anni fa» e così continuava: «Prima delle vacanze, la maestra ci ha chiesto cosa desideravamo per Natale. Ognuno di noi ha detto cosa aveva scritto nella letterina a Babbo Natale, ma poi Elyson si è messa a piangere e così abbiamo saputo che lei stava passando un brutto Natale perché doveva abbandonare la sua casetta e andare a vivere in un container. Ma il container è una specie di grande scatola di metallo ed Elyson non è una bambola che può stare in una scatola!».

A quanto pare per i politici Elyson invece è una bambola e certi esseri umani solo giocattoli, nelle loro squallide mani.

Poiché l’inglese non è mai stato il mio forte e la traduzione del comunicato è mia, ho deciso di pubblicare anche il testo originale:

https://www.change.org/p/stop-eviction-roma-families-of-via-idro-milan/u/15826427?tk=uWTOYOQBAqaaf9pHpVniwzTtXdocuBtmcv5NipJ6vY4&utm_source=petition_update&utm_medium=email

The story of the people from Via Idro ends sadly.
After the decision of the State Council on March 2nd which has considered unfounded grounds of the residents who demanded to stop the eviction, Milan Commissioner Marco Granelli has decided to speed up the eviction of Roma families to which it has been proposed the temporary solution in the Social Emergency Centers and Housing Autonomy Centers, without any guarantee for their future. This uprooting from their homes and their lives considers a hundred people –of which half children!
In 7 months (time has passed since August 17, 2015, the date of approval of the resolution of the City Council deciding the eviction of this Roma Camp), the Milan Municipality has not been able to make appropriate proposals, much less to open a dialogue with the most of the families in order to improve the housing solutions and the stability of their lives.
So tomorrow will start the eviction: those who agree will be transferred to the temporary Centers , those who refuse will simply be put on the street, losing everything they has built together in 25 years.
We reiterate that there is no emergency to justify the treatment that violates the right to a dignified life for this Roma families. Their lives will depend on who will win the upcoming elections in Milan.
There will be the local elections in May, and we believe that the choice of the Municipality to close this camp in this way is only a part of the electoral campaign. In any case, we commit to monitor, track and make public the future of each one of these families.

 

 

 

 

 

Critica ad un commento della mia amica Barbara Togni sul cosiddetto “utero in affitto”

Caso Vendola

Personalmente sono assolutamente contraria che per fare un figlio si ricorra all’utero in affitto siano essi genitori etero che gay. Ritengo che l’utero in affitto sia immorale e dequalificante per la donna che viene usata come un oggetto qualsiasi, come un’incubatrice, e ancora più immorale il fatto che queste donne incubatrici siamo spesso in stato di povertà e venga sfruttata la loro condizione sociale x un egoismo personale. Sì, perché penso che chi ricorre all’utero in affitto x avere un figlio Suo anziché adottarne uno che sfortunatamente non ha i genitori e sta soffrendo x questo sia solo ed esclusivamente EGOISMO. Approvo invece l’adozione anche x coppie gay xché penso che sia meglio vivere con due mamme o due papà che ti ricoprono di amore piuttosto che vivere in un orfanotrofio.

Ecco, questo è il mio pensiero.

Barbara Togni

Questo breve pensiero di una mia amica, Barbara Togni, è una buona occasione per dare un mio giudizio su questa vicenda.

Come premessa mi verrebbe da dire che la nascita di ogni figlio “voluto” sia un atto di egoismo, infatti nessun bambino chiede di essere messo al mondo, e quindi il fatto che ad un certo punto della nostra vita decidiamo di diventare “mamma” o “papà” è un atto che scegliamo senza chiedere pareri a nessuno, ma mi rendo conto che l’egoismo di cui parla Barbara sia di ben altra natura.

eschilo-meridiani

Dal momento che la mia etica è pagana, e non giudeo-cristiana, dovrei sottoscrivere quanto dice la mia amica su questo argomento, tuttavia non posso non fare de’ distinguo. Nel “Prometeo incatenato” Prometeo dice alla corifea: “Più debole del Fato è troppo l’arte” e nell’ “Antigone” di Sofocle il coro dice: “Sino di là dal canuto mare, col tempestoso Noto, procede l’uomo, valica l’estuare dei flutti, e il mugghio; e la più antica degli Dei, l’immortale Terra, l’infaticata, col giro spossa, anno per anno, degli aratri, col travaglio d’equina prole” e il professor Umberto Galimberti ci spiega che la terra si ricompone dopo il passaggio dell’aratro e il mare si ricompone dopo che una nave è passata per indicare che l’attività umana non può incidere sulla Natura che si rivela più forte della tecnica.

sofocle

Da quando la tecnica – nella nostra epoca attuale, appunto – ha preso il sopravvento le cose sono cambiate e l’essere umano è in grado di fare quello che vuole. Quindi, considerare “immorale” o “dequalificante” qualcosa non ha senso perché ciò che può essere immorale per me può non esserlo per un altro. Nell’ambito della  cultura in cui stiamo vivendo la ricerca di paternità o di maternità ad ogni costo, anche sfidando le leggi della Natura, non è immorale perché ogni individuo fa del proprio corpo quello che meglio crede, e se una donna ritiene opportuno affittare il proprio utero, io non posso proprio farci niente, l’utero è suo e ne fa ciò che meglio crede. Piuttosto, l’unico giudizio che mi sento di dare è di “tristezza”, perché ritengo triste che una donna, dopo aver convissuto con la propria creatura per nove mesi, ad un certo punto debba separarsene, ma questo ha più a che fare con la mia sensibilità che con un assioma universale che giudica “immorale” questa pratica. Alla tecnica non può esserci limite e noi non possiamo farci proprio niente. Verrà il tempo in cui l’essere umano giungerà all’immortalità, ma io, a quel tempo, fortunatamente, non ci sarò più. Da brava creatura pagana inscritta nel ciclo naturale nascita-crescita-invecchiamento-morte.

ROMNI’ – A forza di essere vento – Calendario 2016

Finalmente ieri mi è arrivato il calendario che avevo richiesto dieci giorni fa all'”Associazione 21 Luglio”.

Di che calendario si tratta? Un calendario con dodici foto di donne (bambine, donne adulte, donne anziane) che ovviamente non ha niente a che fare con certi calendari di donne (attrici, show girls, soubrettes, ecc.) che stanno in bella vista in negozi, edicole, esercizi commerciali di vario tipo. Ogni mese è dedicato ad una donna diversa, ad una storia diversa, ad una frase diversa. In questa mia paginetta ho deciso di pubblicare le foto delle donne che potete trovare al link che promuove questa interessantissima iniziativa:

http://www.21luglio.org/calendario-2016

Sotto la foto ho copiato la frase pubblicata sul calendario ed ho aggiunto un brevissimo commento. Anche se in realtà le frasi che riporto non ne avrebbero affatto bisogno….

Brenda

Brenda, mese di Aprile.

La frase: “Un volta un signore mi disse: ‘Se fossi il presidente manderei tutti i rom al loro paese’. Poi abbiamo iniziato a chiacchierare e siamo diventati amici“.

Effettivamente il dialogo è l’unica possibilità che abbiamo affinché il razzismo, che esiste grazie all’ignoranza, possa sparire un po’ alla volta.

Sabrina

Sabrina, mese di Maggio.

La frase: “Le mie passioni sono la cucina e fare qualcosa di utile per il mio popolo. Studio per diventare chef e faccio l’attivista per i diritti umani“.

Studio e attivismo per i diritti umani, che razza di zingara è questa? La maniera migliore per distruggere i soliti clichè triti e ritriti.

Monica

Monica, mese di Giugno

La frase: “Alla recita di natale mia figlia ha fatto l’asinello. Era la prima recita scolastica  sia per me che per lei. Mi sono tanto commossa.

Eccola la zingara che non ti aspetti! Manda la sua figlia a scuola e si commuove perfino quando la vede recitare!

miriana

Miriana, mese di Agosto

La frase: “Quando racconto la mia storia alle altre persone, vedo che i loro cuori si aprono e tutti i pregiudizi si sgretolano“.

Ci sono persone che, nonostante i pregiudizi, sono ancora disposte ad ascoltare per capire ed eventualmente cambiare opinione se lo ritengono opportuno. Purtroppo questo non accade spesso, ma Miriana ci ricorda che talvolta questo accade….

shida

Shida, mese di Ottobre

La frase: “Siamo in Italia da 30 anni e abbiamo sempre vissuto nei campi. I campi esistono solo qui. Vorrei che i miei figli avessero una vita normale“.

Ops, sorpresa! una donna che vive in un campo rom, eppure italianissima! Che denuncia la vergogna de campi e desidera per i propri figli una vita normale! Che mondo….

dzemila

Dzemila, mese di Novembre

La frase: “C’è chi dice che le mamme rom non vogliano mandare i figli a scuola. Ma non è vero. Oggi mio figlio va all’università“.

Ecco un altro pregiudizio duro e algido come il marmo: “Le mamme zingare preferiscono mandare i figli a chiedere l’elemosina piuttosto che a scuola”. Penso che ogni commento alla frase di Dzemila sia superfluo.

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Sulta, mese di Dicembre

La frase: “Quando entro in un negozio vedo la gente mettere subito la mano al portafoglio: vorrei dire loro che non sono lì per rubare!“.

Il pregiudizio più schifoso! Purtroppo posso testimoniare il disagio disperante che provano  queste persone, infatti in più occasioni ho visto rom entrare in un negozio e l’espressione del volto delle persone presenti divenire aspro, duro, diffidente. Di lavoro da fare ce n’è tanto per scardinare questo granitico monolite che è il pregiudizio; questo calendario è un piccolo passo in questa direzione. Un piccolo, ma importantissimo passo.

 

 

Capodanno a Colonia, mio commento all’articolo di Elvira Serra pubblicato sul settimanale “F”

 

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Ancora sui fattacci accaduti a Colonia il giorno di Capodanno.

Questa volta voglio partire da una considerazione di carattere generale. Per chi si riconosce in una determinata cultura la mattanza di migranti/profughi/immigrati/extracomunitari o come li si preferisce chiamare, rappresenta un fallimento su tutti i livelli. Le nostre responsabilità di politici – che hanno il potere di intervenire e poco hanno fatto finora – e di semplici cittadini/e che vedono, sanno e poco/nulla fanno, sono laceranti. Il nostro atteggiamento è simile a quello che ebbero i/le cittadini/e tedeschi/e quando all’improvviso i lager vennero aperti: una tragedia si era consumata per anni a pochi metri, a pochi chilometri dalle loro abitazioni e loro non si erano accorti di nulla, oppure qualcosa avevano intuito, epperò…. Noi invece sappiamo e lasciamo che questi sventurati continuino a naufragare e ad annegare. Certo, il problema è immenso e la soluzione non facile, ma rimettendo l’intera questione al comune buon senso, sarebbe necessario aprire le frontiere e accogliere tutti quelli che arrivano, punto. Questo, se ci si riconosce in una determinata cultura, in una determinata civiltà, che non è né cristiana, né musulmana, né ebraica, né politeista, ma semplicemente umana: vedo all’orizzonte un barcone, lo accolgo senza controllare la carta d’identità di nessuno, accolgo tutti e tutti soccorro. E’ proprio una questione di buon senso: se una persona in fin di vita bussa alla tua porta, tu che fai, non le apri?

Purtroppo, per tutta una serie di motivazioni, questo non è possibile, è necessario fare i conti con tutta una serie di compromessi, tuttavia ci si auspicherebbe che per lo meno, quando si prendono determinate decisioni, poi le si perseguano fino in fondo. E’ successo che la purezza di un bambino (i/le bambini/e sono tutti/e pure/e e innocenti) ha sconvolto la nostra coscienza asfittica, cianotica, che all’improvviso ha provato un brivido, un sussulto, in conseguenza del quale una politica come la Merkel, rotto ogni indugio, ha decretato che era necessario accogliere a braccia aperte queste persone e l’effetto domino ha fatto sì che anche Italia, Francia e Gran Bretagna si muovessero su analoghi binari. Ma si sa, le belle notizie hanno breve durata e all’improvviso abbiamo scoperto che migliaia di migranti erano giunti da noi pronti a stuprare le “nostre” donne, sicché improvviso dietro front: “Chi non sa rispettarci non può venire qui”, il titolo di un altro articolo che mi accingo a commentare.

L’articolo in questione, scritto dalla signora Elvira Serra, è stato pubblicato sul settimanale “F” n.3 del 20/01/2016 a pag.16. Dopo una breve descrizione di quello che è avvenuto il giorno di Capodanno a Colonia – e io ancora insisto con il dire che non ho ancora capito ciò che è realmente accaduto – segue una considerazione generale: “E’ stata la notte nera di Colonia, ma è la notte nera dell’Europa intera” e, aggiungo io, di metafora in metafora, se lo stupro di Capodanno rappresenta la notte nera dell’Europa, la mattanza degli immigrati rappresenta il giorno e la notte neri dell’intero globo terracqueo, dopo di che l’analisi: l’integrazione ha fallito, la nostra accoglienza comincia a presentare il conto, è necessario salvaguardare il nostro senso di civiltà. E’ giusto riconoscere alla signora Serra il fatto che non cita mai le parole “islamico” e “musulmano” – anche se poi, sullo stesso giornale, a pag.38, l’articolo in cui si dimostra che gli arabi odiano le donne comincia con la frase: “Le molestie sessuali di un gruppo di nordafricani contro decine di donne a Colonia durante Capodanno”, in un vergognoso teorema: cultura islamica e stupri sono correlati. Perché mi accaloro tanto di fronte a questa idiozia? Alcuni anni fa lessi su “La Stampa” un articolo in cui si narrava che alcuni “Yankees”, durante la guerra in Iraq, erano piombati in una casa, avevano stuprato le donne, dopo di che avevano ammazzato loro e le persone che avevano visto affinché nessuno potesse testimoniare ciò che era avvenuto. Di che cosa si era trattato, di atrocità perpetrate da balordi delinquenti o del risultato della propria educazione cattolica? Perché il punto è questo: quando un nordafricano stupra si titola “Musulmano stupra una donna”, quando i cosiddetti Occidentali sganciano le loro bombe mortifere non si titola mai “Operazione Volpe del deserto, bombe cattoliche colpiscono Baghdad”. Quando un terrorista dell’ “Isis” massacra inermi cittadini francesi si titola giustamente “Orrore a Parigi”, quando un esercito occidentale bombarda per 23 giorni una nazione inerme ci si guarda bene dal titolare “Orrore in Palestina” (neanche la morte di un numero che va da 200 a 300 persone il primo giorno di “guerra” è stato sufficiente a guadagnare un titolo di quel tipo, forse o erano troppo pochi o erano persone appartenenti ad un popolo la cui morte non provoca orrore).

La signora Serra termina il suo articolo in questo modo: “La notte nera di Colonia rischia di diventare la notte nera della nostra umanità, dello slancio con cui abbiamo accolto chi fuggiva da una guerra perché era ed è giusto così. Ma c’è un limite all’accoglienza ed è il rispetto. Chi arriva nei nostri Paesi deve rispettarne il senso di civiltà, lo stesso che ci porta ad aiutarli”.

La notte nera dell’intera umanità ha avuto inizio quando il primo migrante è morto annegato in mare mentre cercava disperatamente di salvarsi ed ha trovato una porta chiusa che l’ha respinto. Il rispetto è il limite all’accoglienza, e di questo sono bene al corrente le centinaia di migliaia di migranti adulti maschi che quotidianamente partono nella speranza di ricominciare una nuova vita. I migranti che arrivano, sputano, vomitano, pisciano e stuprano sono balordi che con l’Islam, con la cultura della terra da cui provengono non hanno niente a che fare e, guarda caso, sono identici ai non profughi che, essendo Italiani da sempre, si comportano nella stessa identica maniera, con l’unica differenza che, al contrario di quanto accade per i migranti, noi, questi signori italiani da generazioni, non possiamo né rimpatriarli (per il semplice motivo che sono italiani) né ostracizzarli (quale paese sarebbe così idiota da accogliere i balordi di casa nostra)?

La foto del piccolo Alan Kurdi è stata tratta dal sito di “Wikipedia”:

https://en.wikipedia.org/wiki/Death_of_Alan_Kurdi

Capodanno a Colonia, mio commento all’editoriale del direttore di “Grazia” Silvia Grilli

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Francamente non ho ben chiaro ciò che è avvenuto a Colonia nella notte di Capodanno. Più cerco notizie in rete e più la confusione nella mia testa aumenta. In un articolo letto sul sito di “Panorama”,

http://www.panorama.it/news/esteri/colonia-aggressioni-donne-capodanno-foto/

per esempio, leggo le seguenti cifre: “un migliaio” di uomini di sicura origine araba, 516 denunce per molestie sessuali, 19 sospetti (10 richiedenti asilo + 9 presunti clandestini) e 4 giovanotti in stato di fermo, ma attenzione, con l’accusa di furto. Penso che già l’elenco di queste cifre sia sufficiente per dimostrare quanto fumosa possa essere la questione che riguarda questa sorta di “stupro organizzato”. Per fortuna c’è già chi ha le idee chiare. Per esempio, l’altro giorno ho sfogliato la rivista “Grazia” n.5 del 27/I/2016. Nell’editoriale di pag.12, scritto dal direttore della rivista Silvia Grilli, dal titolo “Gli immigrati maschi e le donne europee” leggo, fra l’altro, che il 73% delle persone che richiedono asilo in Europa è maschio e che in Italia la percentuale sale al 90%. Già questo mi fa pensare che il numero delle persone coinvolte in questo stupro di massa sia notevolmente inferiore al 73% degli uomini che richiedono asilo e che quindi, probabilmente, non tutti i migranti vengono in Europa con il pene perennemente eretto. La signora Grilli continua con una frase di condivisibile buon senso: “è statisticamente provato che le zone con un alto numero di uomini che rimane ai margini della società sono più violente” e con questa frase annulla ogni pregiudizio che prende di mira la cosiddetta “cultura islamica”: per “alto numero di uomini” si può intendere sia la cosiddetta “invasione” di migranti mediorientali, sia quella di Italiani, in gran parte meridionali e quindi non proprio campioni di femminismo, nelle varie Americhe agli inizi del XX secolo, sia quella di Irlandesi, sempre in America, ecc. Poi però segue quella che, a mio modesto parere, è una vera e propria caduta di stile, infatti così continua: “c’è un grande divario tra la libertà di vestire, comportarsi e avere relazioni delle donne europee e la cultura degli immigrati”. E’ vero, ci sono delle belle differenze fra la cultura cosiddetta “islamica” e quella cosiddetta “occidentale”, ma che c’entra con lo stupro di massa di Capodanno? Anche se un uomo è intimamente convinto che gli uomini comandano e le donne obbediscono, che la donna deve tacere sempre e comunque, dove sta scritto che lo stesso uomo pensa anche che l’uomo abbia il diritto di stuprare una donna? A questo punto dovremmo arguire che ciò che afferma Saullo di Tarso nella “prima lettera ai Corinzi” (*) – quel buontempone che inventò il cristianesimo un paio di millenni fa – porta direttamente agli stupri che i cristiani hanno compiuto fino adesso. A questa considerazione segue un pistolotto moralistico: “Ma non bisogna cedere al panico e abbandonare la compassione verso i rifugiati, bensì insistere nel fare rispettare le nostre leggi e i nostri costumi, tolleranza e parità tra i sessi.” Come se la tolleranza e la parità fra i sessi fosse nel DNA del cosiddetto Occidente che, ancora oggi, nel modernissimo 2016, continua a discriminare la donna in vari campi, ad iniziare da quello del lavoro dove, a parità di prestazione lavorativa, è sottopagata, nella maggior parte de’ casi, rispetto ad un collega maschio.

Questo editoriale rimanda all’inchiesta del giornale pubblicata a pag.28 dal titolo “Io, donna, tra i migranti che ora fanno paura”. Si cita un caso di palese ingiustizia (nella cittadina tedesca di Bornheim il sindaco ha vietato ai profughi di sesso maschile di entrare nella piscina pubblica dopo che alcune bagnanti si erano lamentate per essere state importunate verbalmente da migranti del vicino centro di accoglienza) in cui non solo viene praticato il razzismo (la colpa di alcuni ricade su TUTTI), ma costringe la cosiddetta cultura occidentale ad abdicare dai suoi principi di democrazia, giustizia e libertà di cui tanto si riempie la bocca, dopo di che viene pubblicata una serie di risposte di donne a Marina Speich, la giornalista che ha condotto l’inchiesta, che ben poco hanno a che fare con l’Islam e molto con la maleducazione: “Spesso sono ubriachi, a volte fanno i bisogni per strada” , “una volta un migrante ha buttato la mia moto a terra”, “sporcano per strada, spesso sono in gruppo e ho paura”, fino a giungere ad analisi non sempre particolarmente lucide sulla questione che riguarda i migranti: “ho sempre creduto nell’integrazione, ma non ha funzionato negli Stati Uniti e in Francia, perché dovrebbe funzionare da noi?”, “Gli arabi mi insultano e se reagisco, mi rispondono: “Stai zitta donna” (che oltre al Corano abbiano letto anche la Prima lettera ai Corinzi di Paolo?) , “se aumenta il numero di immigrati cresce anche la criminalità” e infine una ragazza cinese che candidamente afferma che un “non italiano” una volta nella calca della metropolitana l’ha palpeggiata e che ha paura degli arabi perché per loro le donne sono prede”, pregiudizio che fa il paio con l’altro pregiudizio che vede nei cinesi degli speculatori senza scrupoli che obbligano la propria gente a lavorare per uno stipendio da fame.

Il titolo di questa inchiesta è: “Io, donna, tra i migranti che ora FANNO paura” (il maiuscolo è mio). Si potrebbe suggerire alla direttrice della rivista un’altra inchiesta dal titolo “Io, donna, tra i migranti che ora HANNO paura”. E sì, perché, nell’articolo tratto dal sito di “Panorama” di cui ho parlato all’inizio del mio scritto, verso la fine si legge: “Sicuramente xenofoba, e volta a soddisfare il desiderio di vendetta sommaria, è invece la matrice degli attacchi xenofobi avvenuti nella serata di domenica sempre a Colonia, dove sei pachistani (due dei quali costretti poi a cure ospedaliere) sono stati aggrediti nella serata di domenica nei pressi della stazione da un gruppo di una ventina di persone, che hanno poi lievemente ferito anche un siriano di 39 anni. Secondo quanto riferito dalla polizia, che sta indagando anche su questi due episodi di violenza, le aggressioni hanno avuto luogo dopo che alcune persone si sono accordate sui social network per scendere in strada a Colonia e prendersela con persone “visibilmente non-tedesche”.

In attesa di informazioni più precise sul fattaccio del Capodanno di Colonia possiamo contare su informazioni precise per quanto riguarda i balordi di casa nostra, che hanno pianificato sui social network alcune aggressioni a persone “visibilmente non-tedesche” e le hanno messe in pratica. Dovessi recarmi in Germania, indosserò sicuramente un paio di lenti a contatto azzurre ed una parrucca bionda. Non si sa mai.

(*)[34]Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge. [35]Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea. Paolo di Tarso, “Prima Lettera ai Corinzi”.

L’immagine del bimbo migrante è stata presa dal sito “Fanpage.it”

http://www.fanpage.it/augusta-arrestato-prof-di-religione-abusava-di-migranti-minorenni/

e correda un articolo il titolo del quale è: “Augusta, arrestato prof di religione: abusava di migranti minorenni”

 

Commento critico a “Il crocefisso in municipio” di Lorenzo Mondo

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Nella sua rubrica “Pane al pane”, pubblicata sul quotidiano “La Stampa” del 02/VIII/2015, il giornalista Lorenzo Mondo, nell’articolo dal titolo “Il crocefisso in municipio”, narra una vicenda che mi era sfuggita: due consiglieri leghisti del comune di Torino hanno sottratto un “tappetino della preghiera” che si trovava nella sala de’ matrimoni in cui gli imprenditori e investitori musulmani giunti in città per trattare di moda avrebbero potuto pregare. Il giornalista stigmatizza il gesto de’ consiglieri leghisti giudicandolo una sciocchezza ed una inutile provocazione, anche se poi aggiunge che

“appare esagerata l’apertura di una inchiesta della procura a carico dei responsabili per violenza privata, con l’aggravante della discriminazione religiosa e razziale”.

Probabilmente ha ragione, questa inchiesta forse è esagerata, però nel frattempo i consiglieri leghisti hanno raggiunto il loro scopo ed hanno impedito la “preghiera sacrilega” in un luogo laico. Successivamente narra un’altra vicenda, quella che vede protagonista un certo Silvio Viale, vice capogruppo del PD, che è scattato

“invocando per ritorsione che venga rimosso il crocifisso dalla Sala Rossa del Comune”.

Ovviamente il giornalista ha giudicato questa iniziativa “inconcepibile” e “incongrua”, e così ha continuato:

“E’ una sua vecchia fissazione (….) respinta dal sindaco Fassino, a protezione di quello che “è un simbolo dell’Italia cattolica”

e infine ha giudicato l’eventuale rimozione del crocefisso

“intempestiva, e affetta da cinismo, in tempi che vedono i seguaci di Gesù torturati e massacrati in tante parti del mondo”.

Quindi il signor Viale sarebbe cinico perché vuole togliere il crocefisso in tempi in cui i Cristiani vengono perseguitati in varie parti del mondo. E se questi massacri non avvenissero, la proposta del signor Viale continuerebbe ad essere cinica? E magari si potrebbe togliere anche il crocefisso? E se il tappetino per la preghiera musulmana fosse stato tolto nello stesso periodo in cui i Cristiani massacravano i Musulmani di Sabra e Chatila o quelli di Srebrenica, il gesto de’ consiglieri leghisti sarebbe stato anche “cinico” oltre che “sciocco e provocatorio”? Che cosa c’entra la rimozione del crocefisso da un luogo laico con i massacri de’ Cristiani in alcuni paesi del mondo? Mica si vogliono togliere i crocefissi dalle chiese o dalle aule delle scuole cattoliche! Ma il Mondo così continua:

“Si tratta d’altronde di un simbolo che, oltre a essere inoffensivo, dovrebbe apparire tonificante anche per i cosiddetti laici”.

Mi dispiace per il signor Mondo, ma questo simbolo non appare affatto “tonificante” per noi laici/che. O almeno per me. Questo simbolo è stato imposto con la violenza, la prevaricazione e la prepotenza, e ha distrutto tutti i simboli che lo precedevano. Sicuramente la croce in sé non è né buona né cattiva, né violenta né pacifista, ma è l’uso che se ne è fatto durante i secoli e che se ne fa tuttora ad essere bestiale, da quando un Gesù particolarmente battagliero e violento apparve in sogno a Costantino, gli disse: “In hoc signo vinces”, e l’imperatore fece disegnare il monogramma di Cristo sul labaro. Si chieda agli Ebrei che furono fatti a pezzi dai crociati, si chieda alle streghe che venivano trascinate in luoghi in cui abbondava il simbolo della croce e in cui venivano torturate e massacrate, si chieda a loro un giudizio su questo simbolo di “pace”.

Continua lo scrittore:

“La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo”.

E chi dice che l’ha cambiato in meglio? Si è sempre detto che la venuta di Gesù abbia eliminato la schiavitù e abbia creato una società di uguali, forse che la tratta atlantica degli schiavi africani avvenuta fra il XVI e il XIX secolo fosse stata opera di negrieri adoratori del Dio Apollo o della Dea Iside, non certo cristiani? Questo per dimostrare che un simbolo non è sufficiente per risolvere tutti i problemi e che la schiavitù, con altri nomi, e sotto altre forme, è continuata durante i secoli (chi ricorda la “servitù della gleba”? Ma guai a fare paragoni con la “schiavitù”!) e continua ancora oggi (quando per esempio si cerca d’impedire l’uguaglianza, quella che avrebbe portato Gesù, estendendo determinati diritti ad alcune categorie, come quella GLBT (gay, lesbica, bisex, trans), per esempio.

Ancora lo scrittore Lorenzo Mondo:

“Da quel crocefisso arriva – tra arte e letteratura – quello che più conta a definire l’immagine del nostro paese, a nutrire il superstite orgoglio di essere Italiani”.

Spiacente, ma questo simbolo non definisce affatto l’immagine del paese in cui vivo. Francamente trovo piuttosto azzardato provare orgoglio per il fatto di appartenere a Vaticalia, questo bel paese in cui vivo, comunque, per quel che mi riguarda, il crocefisso non ha alcun valore, se non quello della prevaricazione. Infatti, furono proprio i preti a chiedere all’imperatore romano di turno di togliere l’Altare della Vittoria dal Senato. Quello fra il senatore pagano Simmaco e il vescovo di Milano Ambrogio fu uno scontro di potere che purtroppo il vescovo riuscì a vincere, e in questa maniera ad imporre la sua verità “assoluta”.

In realtà il crocefisso non offende nessuno. Molto semplicemente si chiede che venga messo nei luoghi opportuni, come nelle chiese per esempio. Che senso ha mettere un crocefisso in un tribunale o in una scuola pubblica? Sembra quasi il tentativo di ricordare disperatamente che “siamo” un popolo cristiano dal momento che ormai non lo sa più nessuno. Questo simbolo aveva un grande valore durante il Medioevo, non certo oggi. Oggi avrebbe più senso mettere un cellulare al posto del crocefisso, ci qualificherebbe senz’altro di più.

Infine il signor Mondo parla del crocefisso come di

“un segno di identità che non ha uguali, tanto più importante contro le insane derive della globalizzazione”.

Incredibile! Combattere la globalizzazione con un oggetto che ha inaugurato il concetto di globalizzazione 2000 anni fa. Incredibile davvero! Laddove c’erano mille religioni diverse in tutto il mondo si è tentata la prima globalizzazione con cui si è cercato di imporre un solo simbolo: la croce. Appunto!

L’immagine pubblicata all’inizio dell’articolo è il logo del doppio album del gruppo punk “Crass” dal titolo “Christ the album”.

E’ giusto immolarsi per una buona causa? La solita retorica nelle risposte del cardinale Martino e di Vittorio Messori

Seneca

“La vita, se manca il coraggio di morire, è come la schiavitù”, Seneca

Su “La Stampa” del 16 Dicembre 2012 Enzo Bianchi si chiede se è giusto immolarsi per una buona causa e parla della decisione di alcuni monaci tibetani di suicidarsi perché non accettano di piegarsi al male. Sullo stesso quotidiano, il giorno dopo, intervengono due personaggi, il cardinale Renato Raffaele Martino e lo scrittore Vittorio Messori.

Il cardinale mette subito le cose in chiaro:

“Per noi cristiani è inconcepibile il suicidio. Anche se questo darsi la morte può avere fini nobili”.

Effettivamente questa frase sarebbe sufficiente per chiudere immediatamente il dibattito, perché il Cristianesimo, essendo una religione monoteistica, non ammette che i propri fedeli possano “debordare” dall’ortodossia, infatti nel momento in cui hanno sottoscritto il patto con il loro “Creatore” sono tenuti a rispettarlo, e quindi sarebbe inimmaginabile per un cristiano la frase di Seneca posta a epigrafe del mio intervento; solo in un contesto di Libertà si possono fare tali affermazioni, non in un contesto religioso. Per il Cristianesimo il suicidio non è contemplato in nessun caso, quindi i monaci tibetani sbagliano. Purtroppo ai Cristiani piace pontificare su tutto e su tutti, e quindi la discussione continua, infatti il cardinale aggiunge che il martirio buddista “non può essere paragonato al martirio cristiano”. E te pareva, se i cristiani non fanno de’ distinguo non stanno bene. Facciamoli pure questi distinguo. E’ evidente che il contesto storico e religioso siano completamente diversi, eppure certi martiri (quelli buddisti) vengono condannati, al contrario di altri (quelli cristiani). Infatti il cardinale utilizza una piccola bacchetta magica:

“Tanti cristiani hanno subito persecuzioni in odio alla fede che professavano, ma non hanno compiuto gesti di questo tipo e hanno sopportato fino alla fine le conseguenze della persecuzione”.

Allora, chiariamoci su un punto: riferendoci al mondo antico, i cosiddetti martiri cristiani non hanno MAI subito persecuzioni in odio alla loro fede. Nessun pagano ha mai odiato il cosiddetto “Cristianesimo”, così come non ha mai odiato l’Ebraismo prima e mai avrebbe odiato l’Islamismo se l’avesse conosciuto; tutto questo per il semplice fatto che i Pagani NON odiano culture diverse. Si può discutere quanto si vuole sui metodi che furono utilizzati per arginare la piaga che stava per devastare l’antica e millenaria cultura pagana, ma non si possono inventare balle: i primi martiri cristiani furono nemici, traditori dello Stato e come tali vennero perseguiti. Non c’è mai stata alcuna animosità religiosa, né i Romani hanno mai fatto guerre di religione, il loro Zeus, anzi, scusate, il loro Iuppiter, non era un dio geloso e non pretendeva sottomissione ed esclusività, uno poteva credere in Yahweh, Dio o Allah che a loro non sarebbe fregato assolutamente nulla, l’importante era comportarsi da buon cittadino, nient’altro. In un libro dal titolo, guarda caso, “Della bella morte” (curato da Anacleto Postiglione), si legge che

“Nell’anno 211, (…) nel campo romano di Lambesa in Africa, dove stazionava la legione III Augusta, furono convocate le truppe per ricevere in forma solenne il donativo imperiale. I soldati si facevano avanti col capo incoronato di alloro. Uno di essi, soldato di Dio più che di Cesare, non volle assumere tale acconciatura pagana, professandosi cristiano. Condotto dinanzi ai prefetti restituì la spada della milizia terrena, incompatibile con la milizia di Cristo, e affrontò impavidamente il martirio”.

Scrive Tertulliano:

“E’ invitato a farsi avanti un tale più soldato di Dio che di Cesare, più coraggioso de suoi compagni di fede i quali credevano di poter servire due padroni”.

Tertulliano lo dice chiaramente: un vero cristiano non può servire due padroni, non può servire lo Stato, in poche parole deve mettersi CONTRO lo Stato. Non è il caso de’ monaci tibetani che invece difendono la loro cultura da uno stato straniero e invasore. La lotta che si scatenò nella nostra terra quasi duemila anni fa fu una lotta fra chi voleva difendere la civiltà mediterranea e chi decise di abbandonarla per abbracciare una setta venuta dall’Oriente. Una setta che sarebbe stata accolta come erano state accolte tante altre sette come quella di Mithra, Iside, Serapide, ecc. ecc. Solo l’intransigenza e l’odio che devastavano l’anima e il corpo di queste persone non permisero che potesse avvenire pacificamente l’inserimento di una nuova religione nell’ambito cultuale romano. E poi, che cosa vuol dire che i martiri hanno sopportato fino alla fine le conseguenze della persecuzione? Se una persona sa che, facendo una determinata cosa, morirà e la fa ugualmente, non sta forse pianificando il proprio suicidio? Se io so che mettendo le dita in una presa elettrica particolarmente potente morirò sul colpo e infilo le dita, non sto forse attuando un suicidio? Lo stesso vale per chi sapeva che, facendo una determinata scelta, sarebbe stato giustiziato.

La risposta di Messori invece è un capolavoro di retorica. Lui inizia NON rispondendo alla domanda, ma “donandoci” un pistolotto storico che nessuno gli ha chiesto: “fino al 1950 quel Paese era la più dura delle teocrazie sacrali”. Ma davvero? Addirittura più dura delle teocrazie islamiche? E poi continua: “I lama possedevano tutta la terra, avevano potere di vita e di morte”. E invece i vari imperatori cristiani, i vari pontefici del passato non avevano potere di vita e di morte, vero? E ancora: “Ogni famiglia era obbligata a mandare almeno un figlio in monastero, con conseguenze a dir poco spiacevoli in caso di disobbedienza”. Avete capito? Conseguenze “spiacevoli”. Vorrei chiedere al Messori se queste conseguenze spiacevoli sono le stesse che ho dovuto subire io con mio padre quando voleva che ad ogni costo andassi in chiesa o che ha dovuto subire quel ragazzino di Rocca s.Casciano, un paesino vicino alla mia città, quando andava a giocare a calcio invece di andare in chiesa a servire il prete e che veniva picchiato tutte le volte che il padre veniva a sapere – dal solerte sacerdote – che invece di andare da lui era andato a giocare con i suoi amici coetanei. Infine la “chiusa”: “Il Tibet, prima del dominio cinese, non era certo un modello per i diritti umani”. E quindi? Che cosa vuole raccontarci il celebre scrittore, che il dominio cinese ha spazzato via una cultura feudale che calpestava i diritti umani? E per sostituirla con che cosa? La potenza cinese ha esportato i germi della Libertà come fecero i soldati napoleonici due secoli fa? Quando Napoleone scese finalmente nel nostro mefitico paese a portare i sacri principi della rivoluzione: “Liberté, egualité, fraternité”, non mi sembra che fu accolto con entusiasmo dai cattolici italiani. Poi il Messori ripete quello che ha detto il cardinale – ovviamente, dopo tutto è un cristiano – e cioè che la vita è donata da dio e solo lui può toglierla e ripete la solita menzogna che il martire fu ucciso “In odio alla fede”. Infine cita il caso di Apollonia d’Alessandria che, essendosi gettata fra le fiamme prima che lo facessero i suoi persecutori, non può essere considerata come i primi martiri cristiani e dice che “il riconoscimento della sua santità è stato discusso e contestato proprio perché aveva anticipato il gesto de suoi persecutori”. Talmente discusso e contestato che Apollonia, oggi, è santa e martire, esattamente come i primi martiri cristiani. Tanto, ma tanto rumore per nulla, perché poi, alla fine, i Cristiani fanno come cazzo vogliono. Ed è questo uno de’ trucchi di questa religione che dopo duemila anni continua a rimanere saldamente al suo posto di comando: dall’alto pontificano e dal basso fanno il cazzo che vogliono.

L’immagine del ritratto di Seneca, eseguito da Rubens, è stata tratta dal seguente link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Anneo_Seneca#/media/File:Seneca.jpg

Il leone Cecil e Walter Palmer, storia di una vittima e del suo carnefice

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Di scene toccanti, nel film “Balla coi lupi” diretto da Kevin Kostner nel 1990, ce ne sono più di una, eppure ce n’è una in particolare che lascia basito lo spettatore: quando i Sioux, cavalcando sul proprio cavallo, si imbattono in uno spettacolo raccapricciante: decine e decine di bisonti scuoiati e lasciati marcire sotto il sole. Ovviamente questa impresa non è stata compiuta dai Pellerossa, ma da qualche “uomo bianco” pistolero, che ha scambiato degli esseri viventi per de’ bersagli di un tiro a segno. In questa scena c’è l’abissale differenza fra due concezioni: quella di “cosizzare” la figliolanza vegetale e animale di Nostra Madre Natura e quella di “spiritualizzarla”. Mi spiego meglio. Un cacciatore americano che paga una pingue somma per sparare ed uccidere un leone ed un gruppo di pellerossa che ammazzano un bisonte durante una battuta di caccia uccidono un essere vivente. Tuttavia è presente una differenza che ha a che fare con l’approccio che sta alla base del nostro rapporto nei confronti della Natura: da una parte si paga e poi si uccide per divertimento, dall’altra si uccide per sopravvivere. Da una parte ci si fa fotografare accanto alla preda, si pubblica la foto su “Facebook” e la si incornicia per appenderla al muro del nostro salone, dall’altra, con un gesto di riverenza verso Madre Natura, si chiede scusa per aver ucciso un suo figlio per ragioni di mera sopravvivenza.

Venendo alla nostra vicenda, è successo che il dentista americano Walter Palmer, dopo aver pagato la bella cifretta di 50000 dollari, ha organizzato una battuta di caccia assieme ad un cacciatore professionista e ad un fattore e, dopo avere attirato il leone Cecil, famoso per la sua criniera nera, fuori dall’area protetta con un’esca, la carcassa di una gazzella, lo ha ferito con una freccia, e, dopo quaranta ore di agonia, lo ha finito a colpi di fucile, dopo di che l’ha decapitato e scuoiato. Pensate quanto coraggio nel riuscire a compiere una simile impresa! E, dal momento che allo schifo non c’è mai fine, ora che non c’è più Cecil, il leone più anziano del branco probabilmente sbranerà i suoi sei cuccioli.

Immagine tratta dal seguente sito di “Repubblica”:

http://www.repubblica.it/ambiente/2015/07/29/foto/zimbawe_uccisione_del_leone_cecil_arrestati_due_uomini_per_bracconaggio-120060516/1/?ref=HRESS-5#20

Matteo Silimbani, matematica, razionalità e superstizione

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Può essere razionale non essere razionali fino all’estremo”, Hans Blumenberg

Nell’edizione regionale “Carlino Forlì” de “Il Resto del Carlino” del 7 Settembre 2014, a pagina 4, c’è un’intervista ad un certo Matteo Silimbani, professore di matematica, che quest’anno ha vinto il primo premio del campionato mondiale di giochi matematici di Parigi nella categoria “Grande pubblico”.

Ovviamente nel corso dell’intervista il professor Silimbani, essendo un matematico, ha spezzato una lancia a favore della disciplina che insegna ed ha detto un sacco di cose interessanti e condivisibili, tuttavia verso la fine dell’intervista, dopo aver difeso la propria materia, così solidamente scientifica e razionale, ha detto una cosa che, a mio modesto parere, è molto più irrazionale che razionale. Cito testualmente:

“Sì. Io, in particolare, credo nella matematica come arma da usare contro la superstizione”.

Di fronte a questa affermazione così categorica, che non disdegna una metafora “bellica”, l’intervistatore lo invita a spiegarsi meglio, e lui così continua:

“Siamo nel 2014, ma ancora resiste uno zoccolo duro di superstizione, anche tra i più giovani. Le discipline in grado di sconfiggerlo sono proprio la matematica e le scienze. Io, come insegnante, mi sento impegnato in una lotta quotidiana contro le false credenze”.

All’intervistatore che gli chiede di spiegare i termini della sua lotta, così risponde:

“Bandisco la lettura degli oroscopi, e a volte faccio qualche gesto provocatorio. Ad esempio capita che entri in classe con l’ombrello aperto per sconvolgere un po’ gli animi dei miei allievi”.

Che dire di fronte ad un tale guerrigliero? La matematica utilizzata alla stregua di un nuovo “Malleus maleficarum”? Personalmente non mi piace per niente il linguaggio utilizzato da questo signore, infarcito da troppe metafore “belliche”, come se chi legge l’oroscopo rappresenti realmente una minaccia mortale, ma la sua irrazionalità mi sembra evidente, infatti, è talmente ossessionato dalla superstizione che si mette a fare cose assolutamente prive di senso, come aprire un ombrello in classe, per esempio.

D’altronde l’eccesso di razionalità potrebbe portare al fanatismo. Per esempio, perché mai bandisce la lettura degli oroscopi? Io non ho mai letto un oroscopo, eppure, se una persona mi dicesse che tutte le mattine, mentre legge i quotidiani, si sofferma trenta secondi per leggere l’oroscopo del suo segno non mi sognerei mai di dirgli che sta sbagliando, probabilmente se lo facessi quella persona di oroscopi non ne leggerebbe più uno, ma come minimo due tutti i giorni.

Al fanatismo di certi matematici preferisco il modus vivendi (e cogitandi ovviamente) di altri matematici come il fisico, matematico, filosofo della scienza, teorico della fisica e accademico danese Niels Bohr, per esempio, che non ha mai vinto le olimpiadi di matematica di Parigi, ma che forse almeno le tabelline le conosceva. Un giorno un visitatore notò sulla porta d’ingresso della sua casa di Tisvilde un ferro di cavallo attaccato a un chiodo. Gli chiese se un grande scienziato come lui credesse veramente che il ferro di cavallo porta fortuna. La risposta del dottor Bohr fu esemplare:

“Certo che non credo in queste superstizioni. Ma sa com’è, dicono che porti fortuna anche a chi non ci crede!”

Ecco, un po’ di sana ironia non guasterebbe in certi casi. Come anche nell’affermazione dello psicologo Charles Tart:

“Non credo nell’astrologia, come tutti quelli del mio segno”.

Ah ah ah ah, ce lo vedo il professor Silimbani che entra nella casa di uno stupito Bohr con l’ombrello aperto in un’afosa giornata di Agosto.

L’immagine “Personificazione dell’Astrologia” del Guercino è tratta dall’enciclopedia libera di “Wikipedia” al seguente link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Astrologia